TRIPARTITO DI MADRID

  • by wesatimes
  • 7 Days ago
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L’accordo tripartito di Madrid

Il risultato dei negoziati diretti tra Marocco, Mauritania e Spagna è una Dichiarazione di principi sul Sahara occidentale, il cosiddetto Accordo tripartito di Madrid, adottato il 14 novembre del 1975.

La soluzione prevista si articola attorno all’organizzazione di un’amministrazione temporanea, avente a soggetti protagonisti il Marocco e la Mauritania in rapporto di collaborazione con la Giama’a (assemblea saharawi con funzioni di rappresentanza). L’amministrazione così composta avrebbe assunto il 26 novembre del 1976 le competenze appartenenti alla Spagna, incaricandosi, formalmente, di condurre il territorio alla decolonizzazione.

Pretendendo di rappresentare formalmente l’attuazione delle linee d’azione suggerite dall’ONU, questa Dichiarazione presenta, in realtà, dubbie caratteristiche di legittimità e legalità internazionali. Il dibattito internazionale sull’argomento si è svolto tra chi qualifica l’accordo come nullo – perché avrebbe violato il principio, ritenuto di jus cogens, di autodeterminazione dei popoli, o quantomeno quello che vieta di disporre dei diritti dei terzi senza il loro consenso – e chi ne riconosce la validità giuridica internazionale – soprattutto alla luce dell’esplicito richiamo che la risoluzione 3458 B (XXX) dell’Assemblea fa all’accordo in esame e per l’iscrizione dello stesso nel Registro dei trattati delle Nazioni Unite (art. 102 della Carta). Non si può, in ogni caso, ammettere che la Spagna abbia potuto trasmettere al Marocco ed alla Mauritania una situazione, quale la sovranità, che non le spettava.

 

Il 10 dicembre del 1975, l’Assemblea generale si era, infatti, pronunciata con due risoluzioni, la 3458 A (XXX) e la 3458 B (XXX), che, seppure piuttosto contraddittorie, coincidono nel riaffermare il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione. Nella seconda, però, si legittima, in qualche modo, l’occupazione del territorio e l’amministrazione temporanea creata dagli Accordi di Madrid, alla quale si affida il compito di condurre la popolazione saharawi all’autodeterminazione. Affermare, da una parte, il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione e, dall’altra, affidare alle Potenze che ne hanno rivendicato e occupato il territorio la concreta realizzazione, fu, secondo le posizioni più critiche, l’adozione da parte dell’Assemblea di un atteggiamento ambiguo nonché l’implicita ammissione che l’Organizzazione non era capace di affrontare il conflitto secondo parametri giuridici.

Perez de Cuellar ed il piano di pace

Con la risoluzione 34/37 del novembre 1979 l’Assemblea generale prende nota dell’Accordo di pace adottato ad Algeri il 10 agosto 1979, tra Mauritania, che esce così dal conflitto abbandonando il territorio occupato, e Fronte Polisario, riconosciuto, per la prima volta, come ufficiale “rappresentante del popolo Saharawi”.

Ciò che rileva a partire da questa fase è il ruolo svolto dai diversi Segretari generali che si sono succeduti in seno alle Nazioni Unite e che hanno apportato alla questione un contributo interessante, pur con evidenti limiti, nello svolgimento delle funzioni di accertamento dei fatti, mediazione, buoni uffici.

La risoluzione con cui il Consiglio ripropone, dopo molti anni, la sua attenzione sulla questione del Sahara occidentale è la risoluzione 621 del 1988 con la quale si autorizza il Segretario generale alla nomina di un rappresentante speciale, assistito da un “gruppo di appoggio”, con “responsabilità unica ed esclusiva su tutte le questioni relative al referendum, alla sua organizzazione ed alla sua realizzazione”.

Il documento decisivo per la creazione della Missione delle Nazioni Unite per il referendum di autodeterminazione (MINURSO) è, invece, il progetto elaborato un paio di anni più tardi dal Segretario generale, Javier Perez de Cuellar, e approvato dal Consiglio di sicurezza il 27 giugno 1990. Gli aspetti fondanti del suddetto progetto, che resteranno pressoché una costante dei piani successivi, prevedono: la possibilità per il popolo saharawi di scegliere tra l’indipendenza e l’integrazione al Marocco; l’utilizzo, come base delle liste elettorali, del censimento realizzato dalle autorità spagnole, arricchito da un “aggiornamento demografico” (questa espressione sarà oggetto di diverse controversie interpretative nel corso degli anni); la riduzione delle truppe marocchine e saharawi presenti nella regione e lo stabilimento di forze ONU incaricate di mantenere l’ordine.

Per ciò che concerne le funzioni della MINURSO, il Segretario le classifica in tre categorie, attribuite a tre diverse unità: a) l’unità civile, composta principalmente di funzionari delle Nazioni Unite e incaricata delle attività amministrative e di quelle relative ai rifugiati; b) l’unità di sicurezza, incaricata di sorvegliare il rispetto dell’ordine e della legalità nelle attività di iscrizione dei votanti e di impedire qualsiasi possibilità di intimidazione ed ingerenza nello svolgimento dell’attività referendaria; c) l’unità militare , incaricata principalmente di vegliare sul rispetto del cessate il  fuoco. La realizzazione di questa missione ONU sarà approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza il 29 aprile del 1991, con risoluzione 690; in conformità con il mandato esplicito di tale risoluzione, tale Missione può essere inclusa tra le operazioni di mantenimento della pace, considerato, soprattutto, il necessario previo consenso delle parti del conflitto, per il suo effettivo stabilimento.

Il 6 settembre del 1991, il cessate il fuoco, condizione indispensabile perché la Missione possa entrare in azione, entra in vigore; da allora sarà fondamentalmente rispettato. É un successo rilevante dell’azione delle Nazioni Unite, riuscite quantomeno nell’azione di prevenzione dell’escalation della violenza alla quale si aggiunge l’utilità dell’intervento della MINURSO che ha “contribuito considerevolmente alla pacificazione della situazione”42. Eppure, nonostante il merito riconosciuto a Perez de Cuellar di aver imposto il cessate il fuoco e avviato un progetto concreto di regolamento pacifico, alcune delle iniziative intraprese nel corso del suo mandato sono state, da più parti, oggetto di critiche, soprattutto quelle proposte senza aver ricevuto il consenso del Fronte Polisario. É soprattutto la questione dell’identificazione del corpo elettorale al centro delle critiche e quella che, più delle altre, condurrà il dialogo avviato tra le parti alla situazione di stallo che ancora lo caratterizza.

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