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“Serata Acli di Modena” – partecipazione ass. Kabara Lagdaf

  • by wesatimes
  • 8 Days ago
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Danze e cori, poesie e sapori. È la ricetta dell’integrazione mostrata sabato sera, 11 novembre, al Tempio per la seconda edizione di Sconfiniamo. «Puntiamo principalmente sulla convivenza e soprattutto sulla conoscenza di altre culture, che possono soltanto arricchire il nostro mondo», spiega Rossella Giulia Caci.

MODENA. Danze e cori, poesie e sapori. È la ricetta dell’integrazione mostrata sabato sera, 11 novembre, al Tempio per la seconda edizione di Sconfiniamo. «Puntiamo principalmente sulla convivenza e soprattutto sulla conoscenza di altre culture, che possono soltanto arricchire il nostro mondo», spiega Rossella Giulia Caci. La giovane fa parte del Servizio Civile delle Acli, il motore dell’organizzazione.

«Proponiamo un incontro gioioso tra le varie culture presenti a Modena», fa eco Silviana Siggillino, rappresentante provinciale Acli per il terzo settore e il volontariato.

Da Siggillino giunge un pungolo: «Tante associazioni a Modena non si parlano: l’evento è un’occasione per superare i limiti». Le possibilità sono tante. La mostra fotografica “Sconfiniamo 2.0” ne ha raccolte alcune, indicate nero su bianco. Nella serata del Tempio, tuttavia, se ne sperimentano altre in diretta. A partire dal linguaggio universale della cucina.

Alla tenda Saharawi si accede togliendosi le scarpe e si degusta il tipico tè in compagnia.

È una via per conoscere la causa di un popolo ancora senza Stato, ma anche di pensare all’integrazione «come un’unione di persone che combattono per l’obiettivo di rispettarsi ognuno nella sua cultura». La vede così Omar Zain, rappresentante dell’associazione Kabara Lagdaf, originario del Sahara Occidentale e da oltre 15 anni sul nostro territorio.

Tè alla menta e cuscus mediorientali si uniscono al riso e fagioli di Santo Domingo, le penne al sugo nostrane si possono assaporare con caffè colombiano, specialità turche e peruviane possono trovarsi fianco a fianco nello stesso piatto. Un altro collante è rappresentato dall’arte. Sul palco del teatro si parte con il coro dei bimbi musulmani della Casa della Saggezza, della Misericordia e della Convivenza e si prosegue con danze russe, eseguite da piccoli e grandi.

«L’integrazione è un processo lungo, a cui devono partecipare tutte le componenti della società», ricorda Adil Lamane, vicepresidente della Casa. Si alternano danze peruviane e colombiane, poesie albanesi e canti nigeriani. «La musica è il top, mi proietta in un altro mondo, mi fa dimenticare di tutto», spiega Fidelia Madu, rappresentante con Anurika Diala e altre voci del coro gospel nigeriano. Riflessioni in rima si susseguono in una serata a cui partecipano anche filippini, albanesi e persone di varie etnie. «Portiamo il valore della cultura», conclude.

 

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