“Non ricordo un’estate calda come quest’anno” – Un racconto sulla rabbia del caldo nei campi profughi saharawi

Una ragazza saharawi che studia in Spagna, torna dalla sua famiglia nei campi profughi di Tindouf, racconta la sua storia del caldo.

Tu che hai sognato per mesi e mesi come sarà la tua estate, pianifichi esattamente cosa fare?

E’ iniziata cosi la mia l’estate con quel viaggio eterno, ore e ore all’aeroporto, impari la pazienza e la conoscenza di tante persone che non sapevi nemmeno che esistevano.

E arriva il momento prezioso in cui l’aereo atterra a Tindouf alle ore 1:30 della notte quasi sempre, con un schiaffo di calore in cui bisogna contare fino a cinque per non svenire.

Tua madre sta preparando il tè, e lì stai pensando a come superare due mesi di 50°, ci chiedono come facciamo noi saharawi? Neanch’io lo so, avremo un meccanismo di difesa o è solo un’allusione di essere nella nostra “casa” improvvisata.

Trascorri la giornata il più possibile, una volta che fai la doccia, un altro ti bagna il turbante o il melfa.

Se sei fortunato, c’è una brezza che entra dalla finestra, ma finisce sempre di cederla a qualcun altro più piccolo o ai nonni.

Poi alle 16 del pomeriggio, asfissiato dal caldo, ti chiedi come sei finito qui e come supererai queste temperature.

Sì, siamo fortunati che abbiamo la luce, per utilizzare l’aria condizionata, ma non tutti hanno questo vantaggio e ci sono interruzioni di corrente continue nelle ore di punta di surriscaldamento della rete, che non tutti possono permettersi di comprarne uno.

Quindi prendiamo la gioventù Saharawi da oltre 40 anni, sopravvive il più possibile a questa situazione.

La comunità internazionale guarda dall’altra parte alla situazione insostenibile della mia gente, che tenta ogni giorno di condurre una vita normale.

Per fortuna che ogni anno i bambini saharawi trascorrono le vacanze in Europa. Ogni anno è ancora più caldo.

Ho la sensazione che bagnare i vestiti per dormire almeno 15 minuti sembra la gioia più bella, cercare quella brezza sia una missione impossibile, dormire di notte è una battaglia tra zanzare e alte temperature.

Qui consideriamo l’idea di “deserto di notte fa freddo”, perché i campi profughi saharawi in estate non hanno l’odore di quel freddo.

Oggi abbiamo superato i 50° c. e nessuno sembra preoccuparsi del fatto che più di 170.000 rifugiati con anziani e bambini sopravvivono a questa situazione per due mesi.

Oggi con queste temperature ho aggiunto la mia rabbia di non poter fare nulla, più di approfittare di quei 15 minuti di sonno e di dare la mia finestra alla mia nipotina di 6 mesi.

Che tempo farà in Europa?

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