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MOSTRA FOTOGRAFICA – “oggetto d’uso quotidiano nel Sahara” di Silvana Grippi

  • by wesatimes
  • 11 Days ago
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Firenze – Il 10 novembre, all’Accademia di Scienze e Lettera La Colombaria in via Sant’Egidio 23 a Firenze, prenderà inizio un lungo viaggio nella storia odierna, usi e costumi del popolo Sahrawi. L’evento, che vedrà il suo culmine nella presentazione di un libro fotografico di Silvana Grippi, “Identità Sahrawi, il senso del vivere”, la fotografa colonna portante dell’agenzia fiorentina Deapress, è tuttavia un insieme di “finestre”, oggettistica di uso comune nel Sahara, testimonianze anche personali sull’identità e l’esistenza di un popolo che pare accoccolato sul margine di un deserto ancora più immenso di quello patrio: il deserto dell’attesa. Destino singolare, quello di questo popolo spesso dimenticato, sovente neppure riconosciuto, poi balzato alla ribalta mondiale e infine di nuovo “scomparso” nei campi in cui attende da decenni la propria sorte. Campi da cui provengono le fotografie che compongono il libro presentato da Silvana Grippi, che condensa un viaggio “esistenziale” della durata di molti anni, ripetuto nel tempo e dunque capace di conservare le tracce dei cambiamenti di un mondo che sembra attestato nella continua speranza di un ritorno.

La mostra che accompagna la presentazione è di per se’ uno strumento potente per richiamare quel mondo di ormai fermi “navigatori del deserto”. Sembra di respirare l’atmosfera dei campi non solo nei monili tradizionali di cui si fregiano le donne Sahrawi, o nelle borse di pelle decorate, nei cuscini tessuti a mano, nelle stuoie, ma di intuire le lunghe giornate, il fremere della vita nei campi, le speranze dei bambini e lo scoramento degli anziani. Tuttavia, sono le fotografie ad aprire le finestre più vivaci e immediate: dalla scuola alla clinica per i disturbi mentali, alle feste per gli appuntamenti sociali a quelle private e personali, agli eventi che scandiscono la vita nei campi, sembra di entrare direttamente, grazie all’arte della fotografa, nel flusso delle vite dei Sahrawi. Fotografie immediate, ma anche piene di grande tecnica, in particolare nella straordinaria sfilza di ritratti, dove lo sguardo, l’espressione, le rughe o il sorriso divengono messaggi universali, biglietti da visita di un popolo che nell’attesa non ha tuttavia mai perduto la speranza di poter riprendere il cammino.

“Tutti parlano di campi profughi – commenta Silvana Grippi – ma non di quelli da cui nessuno vuole scappare. I Sahrawi aspettano nelle “riserve” le decisioni degli stati, attenendo da tre generazioni in un deserto privo di qualsiasi cosa. Nessuno se ne va. Per anni hanno atteso un referendum, appoggiato dal Fronte Polisario, che non è mai arrivato. Nel mio libro, si intende illustrare i vari aspetti identitari della loro vita sociale”. Una vita ben organizzata, con qualche dato stupefacente, come il livello di scolarizzazione, che è pari, ricorda Grippi, al 95%.

Un libro che è anche “un augurio, ai profughi, di rientrare al più presto nella propria amata terra, il Sahara Occidentale” dice Grippi, che elenca i campi profughi situati nell’Hammada di tndouf (Algeria): Wilaya (Provincia) di El Aaiun, Smara, Auserd e Dakhla, cui si aggiungono, più recenti, Boujdor e 27 Febrero, in attesa, da anni, del referendum sull’autodeterminazione del popolo Sahrawi.

“Nei campi si sono “creati” i mestieri – continua Grippi – dagli ortolani ai panettieri, ai muratori e via di questo passo. E’ persino nata, grazie a un medico che ha studiato a Cuba, una Casa per i bambini con difficoltà di tipo psicologico, dove vengono accuditi e aiutati. Perché l’ho fatto? Volevo dare una testimonianza attraverso le immagini di un popolo in esilio e in attesa. Capitolo a parte, nel libro, le interviste, che sono brevi testimonianze, con in più un intervento di un sahrawi e infine la mappa dei campi visitati”.

Ma non è tutto. Infatti, l’ipotesi che scaturisce da questa mostra caratterizzata dalla multimedialità, è quella di poter proporre un’ipotesi museale, che per Firenze, città comunque legata da sempre al popolo Sahrawi, potrebbe diventare un punto importante di riferimento (nazionale e non solo) per l’approfondimento della conoscenza di questo popolo “delle sabbie”.

L’appuntamento (venerdì 10 novembre, via Sant’Egidio 23, presso La Colombaria, alle 16.00), vedrà una tavola rotonda con la presenza del presidente della Colombaria prof. Sandro Rogari, Khandoud Mohamed Hamdi, RASD Toscana rappresentante del Popolo Sahrawi, Serena Perini, presidente della VII Commissione Comune di Firenze, Gabriele Ciampi, Università degli Studi di Firenze, Alberto Di Cintio, Università degli Studi di Firenze, Costanza Sanvitale, presidente Comitato Seima, progetto Cesvot, Luca Brogioni, SDIAF.

Nel corso dell’evento, si terranno letture scelte dall’opera “Un rio de lagrimas”, accompagnate da un duo di flauti su musiche originali di Cristina Greco, in collaborazione con l’associazione musicale Musiche a Traverso. Presente il regista teatrale Aldo Sicurella.

Foto: Silvana Grippi

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