Medej. Canti antichi saharawi

Medej. Canti antichi saharawi. La musica raccoglie l`influenza arabo-berbera insieme a quella dell`Africa nera. Il ritmo e gli accordi sembrano ripetersi all`infinito per rivelare poi, come il paesaggio del deserto, le differenze e le ricchezze di cui e` impregnato.

Il Medej raccoglie una tradizione musulmana di canti spirituali, in nessun caso liturgico, i cui temi si concentrano in elogi al profeta Maometto e nella narrazione dei fatti più rilevanti della sua vita: la nascita, l’infanzia, la sua scelta per Allan come profeta e il viaggio che realizzò di notte da La Mecca fino a Medina.
Ogni territorio ha adattato questi canti al contesto sociale e culturale, sono interpretati nella loro lingua, l’hassaniya.
La voce è accompagnata dal t’bal, un tamburo di circa 60 cm di diametro, fatto di una ciotola di legno scavata di cuoio di pelle di cammello o di capra, è suonato quasi esclusivamente dalle donne con le mani, viene prodotto un suono secco e profondo allo stesso tempo.
Si usa inoltre la Tidnit, uno strumento di legno scavato e un coperchio di cuoio, è simile a una chitarra con 4 corde. Il medej si canta spesso in sessioni notturne, come la notte del Ramadan o in generale la notte tra il giovedì e il venerdì. La sessione inizia di solito con ritmi lenti e tranquilli che si sviluppano piano fino a raggiungere un climax intenso.

Gli esgari, le grida di giubilo che emettono le donne, i palmi delle mani, gli applausi e le tberb sono le vibrazioni che degli uomini producono con le labbra muovendo la testa aiutano a scaldare l’ambiente e ad accrescere la tensione.
Il medej, col passare degli anni, è diventata la musica tradizionale dei Saharawi, alla quale ricorrono nei momenti di riposo e di tranquillità, celebrando un matrimonio o festeggiando l’incontro con un familiare o un amico.
Il carattere spirituale del medej non è andato perduto completamente, ma non tutti i musicisti e cantanti sono ora in grado di potersi accostare a questo tipo di canzone in quanto presenta particolari difficoltà per quanto riguarda la tecnica e l’interpretazione.

Per fare musica spesso basta molto poco, qualche tebales (grossi tamburi di legno su cui è fissata una pelle di capra) e le voci.
Se non ci sono i tebales, si batte il tempo sulle caraffe dell’acqua o con le mani, e si canta tutti insieme.
Come per gli altri popoli islamici, anche nella cultura saharawi c’è una stretta relazione tra musica e religione. Quelli del Medej, per esempio, sono canti religiosi che appartengono alla tradizione musulmana, sono dunque dedicati al Profeta.
Si tratta di composizioni molto antiche, alcune delle quali in arabo classico e altre in hassanya, la lingua saharawi.

 

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