MEMORANDUM SULLE ALLEGAZIONI DEL REGNO DEL MAROCCO SULLA ZONA CUSCINETTO

  • Il clamore mediatico e diplomatico suscitato dalle dichiarazioni del Marocco in queste ultime
    settimane rasentano l’isteria. Rabat sostiene che l’esercito sahrawi stia violando il cessato il
    fuoco stabilito dal piano di pace voluto dalle Nazioni Unite e sottoscritto dalle parti nel 1991,
    per questo minaccia di intraprendere un’azione militare per occupare le zone liberate del
    Sahara occidentale.
    Le argomentazioni propagandate da Rabat a questo proposito, diffuse attraverso una
    massiccia campagna di disinformazione, hanno lo scopo di creare confusione su alcuni degli
    aspetti che fanno parte del piano di pace approvato, a suo tempo, dalle parti: Fronte Polisario
    e Regno del Marocco.
    In particolare:
    1. l’Accordo militare n. 1, che regola il cessate il fuoco tra il Fronte Polisario e il Marocco
    stabilisce che è il muro di difesa a definire la linea di separazione tra i due eserciti, fino allo
    svolgimento del referendum di autodeterminazione e la definizione dello statuto definitivo
    del territorio. Lo stesso piano definisce la creazione di una zona cuscinetto a Est del muro
    larga 5 chilometri e che procede lungo tutta la lunghezza del muro, pari a 2700 chilometri;
    2. l’Accordo prevede inoltre la creazione di una zona cuscinetto, profonda 30 chilometri ad
    Ovest e 25 chilometri a Est e a Sud del muro marocchino, entro la quale le due parti si
    impegnano a non realizzare alcun tipo movimentazione di truppe, di materiali militari o armi,
    né di costruire infrastrutture senza informare preventivamente la MINURSO;
    3. il Marocco dichiara erroneamente che Bir Lahlou e Tifariti si trovano entro detta zona
    cuscinetto, mentre in realtà i due villaggi si trovano nelle zone liberate del Sahara
  • occidentale, a non meno di 90 chilometri dal muro di difesa marocchino e pertanto ben oltre
    la suddetta zona tampone;
    4. il portavoce ufficiale del Segretario Generale delle Nazioni Unite il 3 aprile scorso ha
    dichiarato che le accuse di violazione del cessate il fuoco che il Marocco rivolge al Fronte
    Polisario sono infondate;
    5. dal cessate il fuoco il Governo sahrawi amministra e interviene nelle zone del Sahara
    occidentale sotto il suo diretto controllo. L’esercito sahrawi è presente in Sahara occidentale
    dal 1973, cioè dall’inizio della guerra di liberazione contro il colonialismo spagnolo, mentre
    la RASD ha realizzato le infrastrutture necessarie per provvedere ai bisogni della popolazione
    che vive in questa regione (ospedali, scuole e pozzi);
    6. lo Stato marocchino mentendo, ha inoltre accusato il Presidente sahrawi di aver ricevuto le
    credenziali da ambasciatori stranieri a Bir Lahlou. Quest’affermazione è falsa come
    dimostrano le tante attività, visite e incontri organizzati dal Fronte Polisario e dallo Stato
    sahrawi che da decenni accolgono numerose delegazioni e personalità straniere (governi,
    parlamentari, partiti politici e società civile) e componenti della MINURSO;
    7. la menzognera campagna marocchina ha prima di tutto l’obiettivo di creare un alibi al
    Marocco per non rispettare gli impegni presi con la sottoscrizione del piano di pace. Con
    questo comportamento cerca inoltre di annientare gli sforzi del Segretario Generale delle
    Nazioni Unite e del suo inviato personale, di impedire il lavoro della commissione tecnica
    delle Nazioni Unite che deve indagare e risolvere i problemi derivanti dalla violazione del
    cessate il fuoco da parte del Marocco nella zona di El Guergarat, dove ha aperto un varco nel
    muro di difesa. Altri fattori hanno contribuito a innervosire le autorità marocchine: la Corte
    Europea di Giustizia ha inflitto un duro colpo alle pretese marocchine di sfruttamento illegale
    delle risorse naturali nel Sahara occidentale; l’Unione Africana, nel suo ultimo vertice, ha
    chiesto il tempestivo avvio di negoziati diretti tra le due parti, la Repubblica Araba Sahrawi
    Democratica e il Regno del Marocco. La diplomazia marocchina non è riuscita a
    neutralizzare l’Africa e i suoi sforzi per portare la pace nell’ultima colonia del continente;
    8. la campagna marocchina di disinformazione, che irrompe a poche settimane dalla riunione
    del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e in un momento politico molto difficile per il
    Marocco, mira soprattutto a ingannare l’opinione pubblica marocchina e internazionale, a
    frenare la determinazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e del
  • suo inviato personale Horst Kohler ad avviare nuovi negoziati tra le parti. Per queste ragioni
    il Marocco cerca tutti i pretesti possibili per contrastare i tentativi delle Nazioni Unite;
    9. è dunque chiaro che la campagna di disinformazione intrapresa dal Marocco, relativamente
    al cessate il fuoco e alla situazione in Sahara occidentale, non è altro che una delle tante
    strategie messe in piedi per sviare l’attenzione del Consiglio di Sicurezza dai veri problemi
    che sono alla base dell’attuale situazione di stallo dei negoziati, causata dal Marocco stesso.

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