PESCA: PER AVVOCATO GENERALE UE ACCORDO UE-MAROCCO NON E’ VALIDO

Nei limiti in cui e’ applicabile al Sahara occidentale (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – 10 gen – Attualmente, la maggior parte del Sahara occidentale e’ occupata dal Marocco, che lo considera parte integrante del suo territorio. Una parte di minore estensione dell’area, situata nella parte orientale, e’ controllata dal Fronte Polisario, un movimento che mira a ottenere l’indipendenza del Sahara occidentale. L’Unione europea e il Marocco hanno concluso nel 1996 un accordo di associazione, nel 2006 un accordo di partenariato nel settore della pesca e nel 2012 un accordo di liberalizzazione per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca. Con sentenza del 21 dicembre 2016, la Corte di giustizia, adita con un’impugnazione in un ricorso diretto tra il Fronte Polisario e il Consiglio dell’Unione europea, ha dichiarato che gli accordi di associazione e di liberalizzazione conclusi tra l’Unione e il Marocco non erano applicabili al Sahara occidentale. Tuttavia, tale causa non riguardava l’accordo di pesca per cui la Corte non si era pronunciata sulla sua validita’

In seguito al ricorso della Western Sahara Campaign (Wsc), organizzazione indipendente di volontariato per il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo saharaw, presso la High Court of Justice (England & Wales), quest’ultima ha chiesto alla Corte di giustizia se la Wsc abbia il diritto di contestare la validita’ di atti dell’Unione per il mancato rispetto del diritto internazionale e se l’accordo di pesca sia valido

Nelle sue conclusioni l’avvocato generale Melchior Wathelet propone alla Corte di rispondere che essa “e’ competente per valutare la legittimita’ degli accordi internazionali conclusi dall’Unione, che un’associazione come la Wsc puo’ contestare la legittimita’ dell’accordo di pesca e che l’accordo di pesca non e’ valido nella parte in cui e’ applicabile al territorio e alle acque del Sahara occidentale”

Sulla sovranita’ del Marocco sul Sahara occidentale, l’Avvocato Ue indica che questa “deriva da una violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi” per cui “l’Unione e’ venuta meno al suo obbligo di non riconoscere la situazione illecita derivante dalla violazione, da parte del Marocco, del diritto all’autodeterminazione di tale popolo, nonche’ al suo obbligo di non prestare aiuto o assistenza al mantenimento di tale situazione”. Ecco perche’, nei limiti in cui essi sono applicabili al territorio del Sahara occidentale e alle acque a esso adiacenti, l’accordo di pesca e gli atti che lo approvano e lo attuano “sono incompatibili con le disposizioni dei trattati che impongono all’Unione che la sua azione esterna protegga i diritti dell’uomo e rispetti rigorosamente il diritto internazionale”

L’avvocato generale considera altresi’ che “la qualita’ del Marocco in quanto potenza amministratrice di fatto o potenza occupante del Sahara occidentale non e’ tale da giustificare la conclusione dell’accordo di pesca”. Inoltre, l’Avvocato generale constata che la maggior parte dello sfruttamento previsto dall’accordo di pesca riguarda quasi esclusivamente le acque adiacenti al Sahara occidentale (le catture effettuate in tali acque rappresentano circa il 91,5% delle catture totali effettuate nell’ambito dello sfruttamento alieutico istituito dall’accordo di pesca). Ne consegue che la contropartita finanziaria versata al Marocco dall’Unione al titolo dell’accordo di pesca “dovrebbe andare a beneficio pressoche’ esclusivo del popolo del Sahara occidentale”. Peru’o, “l’accordo di pesca non contiene le garanzie giuridiche necessarie affinche’ lo sfruttamento alieutico rechi beneficio al popolo del Sahara occidentale”. In tal senso, “l’accordo di pesca e gli altri atti contestati non rispettano ne’ il principio di sovranita’ permanente sulle risorse naturali, ne’ le regole del diritto internazionale umanitario applicabili alla conclusione degli accordi internazionali riguardanti lo sfruttamento delle risorse naturali di un territorio occupato, ne’, infine, l’obbligo dell’Unione di non riconoscere una situazione illecita derivante dalla violazione di tale principio e di tali regole e di non prestare aiuto o assistenza al mantenimento di una tale situazione”.

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