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Sahara Occidentale: Poesia e spagnolo, legami indissolubili

  • by wesatimes
  • 20 Days ago
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Alcune culture ruotano intorno al cibo, altre alla musica, molte altre ancora si estrinsecano nell’architettura. Nel Sahara occidentale una delle maggiori caratteristiche culturali è rappresentata dalla tradizione orale. Per i Sahrawi la poesia è ricca di significato e svolge un ruolo importante in ogni aspetto della loro vita. Secondo Atrapadordesueños:

 

Se si chiedesse di punto in bianco a un Saharawi qualcosa sulla poesia, quasi sicuramente non sarebbe in grado di ricordare né il titolo di un libro, né quello di un poema. Ma molto probabilmente saprebbe citare i nomi dei poeti più famosi e persino recitare alcuni versi a memoria.
Questo perché, nonostante i recenti tentativi di scriverla e archiviarla, per evitare così che un giorno scompaia insieme ai propri autori, la poesia tradizionale in hassania, la lingua del Sahara Occidentale, continua ad essere orale. Durante il colonialismo spagnolo, la poesia in lingua hassania venne marginalizzata. La gente non aveva alcun interesse per la poesia e più in generale per la cultura Saharawi. La poesia, aliena a qualsiasi influenza esterna, continuò così a tramandarsi attraverso il suo veicolo tradizionale, e cioè di bocca in boccca, annidata nella prodigiosa memoria di poeti, cantanti e amanti della poesia.

A volte la poesia è accompagnata dalla musica in base alla tradizione familiare, spiega sul suo blog Aziza Bramhim, nota cantante.
Aziza racconta del rapporto con sua nonna, Ljadra Mint Mabruk, una famosa poetessa Saharawi che vive nei campi profughi:

Para mí, lo que nunca cambiará, es tomar el té en casa de mi abuela, Ljadra. Siempre compartimos mucho tiempo juntas, desde que era pequeña. Hablamos, le peino, compartimos intimidades, puesto que es mi confidente y mi inspiración. Mi música bebe de la poesía de mi abuela, es natural. Muchas veces empiezo a cantarle, y ella empieza a recitar, y también viceversa.

Una delle cose che non smetterò mai di fare è andare a bere il tè a casa di mia nonna Ljadra. Abbiamo sempre trascorso molto tempo insieme, sin da quando ero piccola. Parliamo, io la pettino, ci raccontiamo segreti, perchè lei è la mia confidente, è la mia musa. La mia musica si nutre della poesia di mia nonna, è naturale.
Molte volte io inizio a cantare e lei comincia a recitare, o viceversa.

Ariadna si ricollega a sette poeti Sahrawi che nella loro poesia fondono la lingua hassania con lo spagnolo, la seconda lingua più importante della regione. Eppure l’Istituto Cervantes, che si occupa dello studio e dell’insegnamento dello spagnolo si è sempre rifiutato di sostenerli [sp], come evidenzia il blogger Haz lo que debas [sp]:

¿No es más urgente el apoyo a un niño sarahaui, que aprende el español en la escuela, con muchas dificultades, que la instalación de sedes del Cervantes en Pekín, San Petersburgo… o la Quinta Avenida de Nueva York?

Non è forse più urgente aiutare un bambino Saharawi che cerca di imparare lo spagnolo in una scuola, tra mille difficoltà, piuttosto che l’apertura di nuovi sedi del Cervantes a Pechino, San Pietroburgo…o sulla Fifth Avenue di New York?

Il blogger continua spiegando l’importanza di questi legami, vista anche l’esistenza in Spagna di una letteratura sahariana [sp]:

La literatura saharaui en español, incipiente aún, camina sin embargo con paso firme. Una literatura poco atendida por los medios y desconocida por el gran público. También olvidada por las instituciones españolas, caso del Instituto Cervantes o Casa Arabe, que no se interesan por la cultura de este pueblo árabe africano que también se expresa en español, y que un día formó parte de España. Al menos la ayuda de escritores, universidades y asociaciones solidarias con el pueblo saharaui está consiguiendo romper este otro bloqueo contra un pueblo que lucha pacíficamente por su libertad, que “pide la paz y la palabra” para recuperar la tierra que injustamente le arrebataron. Es un libro modesto y sencillo. “No es un bello producto.”

La letteratura sahariana in spagnolo, benché ancora ai suoi inizi, sta crescendo rapidamente, [nonostante sia rimasta] ignorata dai media e sconosciuta al grande pubblico. Dimenticata anche dalle istituzioni spagnole, come l’Istituto Cervantes o la Casa Arabe, le quali rimangono indifferenti alla cultura di questo popolo afro-arabo che si esprime anche in spagnolo, e che in passato faceva parte della Spagna. La collaborazione tra scrittori, università e associazioni solidali con il popolo sahariano è però riuscita a superare questo blocco nei confronti di un popolo che lotta pacificamente per la sua libertà, che “chiede pace e voce” per recuperare la terra che gli è stata tolta ingiustamente.

Tre anni fa un gruppo di poeti e scrittori Saharawi si sono uniti per fondare la Generación de la Amistad Saharaui (Generazione dell’Amicizia Saharawi):

Ocurrió un 9 de julio, muy caluroso, en el centro de Madrid. Un grupo de poetas saharauis venidos de diferentes puntos de la geografía española, apoyados por varios escritores e intelectuales españoles, iniciaban una andadura que empezaba entonces a dar sus primeros frutos y que hoy se apoya en más de una decena de libros publicados. Otros compañeros se unían desde los campamentos de refugiados saharauis al nacimiento de este “humilde sueño” que, tres años después, no ha dejado de ser humilde pero es ya una realidad.

Era un afoso 9 luglio, nel centro di Madrid, quando un gruppo di poeti sahariani provenienti da differenti zone della Spagna, appoggiati da vari scrittori ed intellettuali spagnoli, ha intrapreso un viaggio che già allora mostrava i suoi primi frutti e che ora vanta dozzine di libri pubblicati. Da allora altri compagni si sono uniti, dai campi profughi sahariani, alla nascita di questo “umile sogno”, che dopo tre anni, pur se ancora di modesta portata, si è trasformato in realtà.

Anche la poesia è una lingua, ed è con questa che i sahariani vanno esprimendosi, cercando di conservare la propria storia e la propria cultura, riattivando i legami indissolubili con lo spagnolo.

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