L’ECONOMIA

Le attività lavorative nei campi profughi sono molto scarse: non esiste quasi agricoltura a causa delle condizioni climatiche, della scarsezza dell’acqua e delle tempeste di sabbia. Non esistono attività industriali Molto praticato è l’allevamento delle capre, delle pecore e dei dromedari, da cui i saharawi ricavano latte, carne e pelli.
Si trovano invece una infinità di attività artigianali che vanno dalla realizzazione di mattoni di sabbia per costruire le case, a piccoli negozi alimentari, di generi diversi, barbieri, centri di telefonia.
Il ritorno degli uomini, dopo la guerra al fronte, ha portato alla graduale comparsa del commercio nelle wilaya, i piccoli empori aperti proliferano tanto da formare una via. L’avvio del piccolo commercio nei campi ha ulteriormente contribuito alla circolazione monetaria.
Negli ultimi anni, inoltre, i progetti di cooperazione internazionale prevedono il pagamento di incentivi ai saharawi che collaborano alla loro realizzazione e questa è un’altra fonte di denaro.
I soldi, prima inesistenti negli accampamenti, hanno cominciato a circolare e a segnare leggere differenze sociali perché, nonostante la struttura e il sistema comunitario della società, la proprietà privata esiste ed è lecita, come lo è stata in tutta la storia di questo popolo.
I piccoli empori che proliferano negli accampamenti e cominciano a rendere sono gestiti dagli uomini: le donne esercitano ancora professioni non remunerate e di servizio alla comunità.

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