MUSICA

Medej. Canti antichi saharawi. La musica raccoglie l`influenza arabo-berbera insieme a quella dell`Africa nera. Il ritmo e gli accordi sembrano ripetersi all`infinito per rivelare poi, come il paesaggio del deserto, le differenze e le ricchezze di cui e` impregnato.

Il Medej raccoglie una tradizione musulmana di canti spirituali, in nessun caso liturgico, i cui temi si concentrano in elogi al profeta Maometto e nella narrazione dei fatti più rilevanti della sua vita: la nascita, l’infanzia, la sua scelta per Allan come profeta e il viaggio che realizzò di notte da La Mecca fino a Medina.
Ogni territorio ha adattato questi canti al contesto sociale e culturale, sono interpretati nella loro lingua, l’hassaniya.
La voce è accompagnata dal t’bal, un tamburo di circa 60 cm di diametro, fatto di una ciotola di legno scavata di cuoio di pelle di cammello o di capra, è suonato quasi esclusivamente dalle donne con le mani, viene prodotto un suono secco e profondo allo stesso tempo.
Si usa inoltre la Tidnit, uno strumento di legno scavato e un coperchio di cuoio, è simile a una chitarra con 4 corde. Il medej si canta spesso in sessioni notturne, come la notte del Ramadan o in generale la notte tra il giovedì e il venerdì. La sessione inizia di solito con ritmi lenti e tranquilli che si sviluppano piano fino a raggiungere un climax intenso.

Gli esgari, le grida di giubilo che emettono le donne, i palmi delle mani, gli applausi e le tberb sono le vibrazioni che degli uomini producono con le labbra muovendo la testa aiutano a scaldare l’ambiente e ad accrescere la tensione.
Il medej, col passare degli anni, è diventata la musica tradizionale dei Saharawi, alla quale ricorrono nei momenti di riposo e di tranquillità, celebrando un matrimonio o festeggiando l’incontro con un familiare o un amico.
Il carattere spirituale del medej non è andato perduto completamente, ma non tutti i musicisti e cantanti sono ora in grado di potersi accostare a questo tipo di canzone in quanto presenta particolari difficoltà per quanto riguarda la tecnica e l’interpretazione.

Mariem Hassan: una donna, una voce, un popolo, una speranza. Un messaggio dolce, eppure fermo e determinato, quello della famosa cantante sahrawi, popolo nomade del Sahara ocidentale in lotta per la sopravvivenza.

Nata nel 1958 da una famiglia di pastori nomadi, nei pressi di Smara nello Uadi di Saggia el Hamra, ex avamposto coloniale spagnolo nel Sahara Occidentale, terza di dieci figli, ha iniziato cantando in famiglia.
Nella società saharawi la musica ha un forte legame con la poesia ed è molto importante in ogni ambito celebrativo.
Quando c’è un matrimonio o un battesimo o una festa ci si riunisce per cantare, suonare e danzare.

Per fare musica spesso basta molto poco, qualche tebales (grossi tamburi di legno su cui è fissata una pelle di capra) e le voci.
Se non ci sono i tebales, si batte il tempo sulle caraffe dell’acqua o con le mani, e si canta tutti insieme.
Come per gli altri popoli islamici, anche nella cultura saharawi c’è una stretta relazione tra musica e religione. Quelli del Medej, per esempio, sono canti religiosi che appartengono alla tradizione musulmana, sono dunque dedicati al Profeta.
Si tratta di composizioni molto antiche, alcune delle quali in arabo classico e altre in hassanya, la lingua saharawi. Alcuni canti del Medej non mancano mai nei concerti che Mariem Hassan e il suo gruppo tengono in ogni parte del mondo.
Mariem è autodidatta, non ha mai studiato la musica, l’ha imparata dai suoi amici e dalla sua famiglia, dal suo popolo.
Era molto giovane quando ha cantato per la prima volta in pubblico, ad una festa. Più tardi, nei campi profughi, è entrata a far parte del gruppo musicale El Wali che con le sue canzoni rivoluzionarie ha fatto conoscere la causa del popolo saharawi in tutto il mondo.
Oggi Mariem è un’artista affermata e impegnata, che gira ininterrottamente con il suo gruppo da una città all’altra, da un paese all’altro.
Il suo messaggio è forte e chiaro: far conoscere al mondo la cultura del suo popolo, tenere alta l’attenzione sulla causa sahrawi, su un conflitto che dura da oltre trent’anni e che deve essere risolto dagli organismi internazionali in tempi rapidi se non si vuole consumare l’ennesimo genocidio.

“Io e il mio gruppo portiamo nel mondo le canzoni di un popolo rifugiato che è stato allontanato con la forza e con le armi dalla sua terra trent’anni fa. Il mio desiderio e quello di tutta la mia gente è che si sappia dunque cosa è accaduto perchè ognuno possa fare qualcosa per aiutarci”.
Mariem Hassan vive oggi in Spagna, nei pressi di Barcellona. Quando non è in tournèe si dedica alla professione di infermiera e sogna di ritornare presto nel suo Sahara, in quei luoghi di straordinaria bellezza che canta nella bellissima e struggente “Sahara te quiero”.

 

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