POESIE

La poesia di tradizione orale costituisce forse il valore di identità culturale più importante dei Saharawi. Si tratta di una poesia romantica, educativa, religiosa e soprattutto geografica, ma anche patriottica. Le montagne della regione di Zemmur, le valli e le pianure intorno al fiume Tiris, costituiscono una delle fonti di ispirazione più ricorrenti nella poesia saharawi. La poesia in hassaniya, dialetto arabo parlato dai saharawi, raccoglie la storia del popolo , la sua esistenza e la sua memoria. Ma i poeti saharawi hanno scritto anche in arabo e in spagnolo. La poesia in arabo racchiude gli stessi temi della poesia in hassanya, ma si distingue da quest’ultima per una riflessione sulla situazione del popolo saharawi, la sua lotta per la libertà e l’indipendenza.
Questo è dovuto al fatto che la poesia in arabo inizia a comparire con la rivoluzione, con i primi canti di lotta e i primi inni patriottici. Fu in quegli stessi anni che i poeti saharawi iniziarono ad esprimersi anche in lingua spagnola, tenendo come punto di partenza la situazione di guerra, di abbandono, di invasione del territorio e di esodo di massa verso la frontiera più vicina. E’ alla fine degli anni ’80 e primi anni ’90 che compaiono chiari accenni di una poesia seria, profonda, preoccupata per tutto quello che accade intorno. Non solo la lotta del popolo saharawi, l’aspirazione di libertà, ma anche un’evidente preoccupazione per ciò che succedeva nel mondo. Oltre ai temi che riflettono la vita quotidiana della società saharawi, si includono inoltre sentimenti universali quali l’amore, la fedeltà e la desiderio profondo di una vita meno dolorosa e meno triste per popolo.

La poesia saharawi in spagnolo.

Durante il colonialismo spagnolo la poesia saharawi, estranea a qualsiasi influenza esterna, continuò a essere trasmessa oralmente mantenendo comunque la sua forma classica: sia nella ritmica sia nella metrica sia nei contenuti.
Solo con l’inizio della lotta saharawi per l’indipendenza la poesia acquista un carattere patriottico e rivoluzionario.
Quando la Spagna abbandonò il territorio, e il Marocco vi entrò occupandolo (1975), il castigliano si trasformò in un elemento d’identità per i Saharawi. Per questo motivo decisero di mantenerla e di insegnarla nelle loro scuole come la loro seconda lingua.
Probabilmente questo fu un incentivo per i giovani che decisero di comporre versi in spagnolo. L’intento fu, sin dall’inizio, di descrivere le atrocità di una guerra, le sofferenze, le ferite e infine le disgrazie derivate dall’occupazione marocchina; ma anche di trasmettere la loro speranza per un futuro migliore e la loro costante fiducia nella vittoria.
La poesia in spagnolo si arricchisce della fusione con la tradizionale cultura nomade e con la modernità della poesia attuale e soprattutto di quella latino-americana; inneggia alla patria, alla nostalgia della terra persa e a volte sconosciuta; questo è evidentemente dovuto alle circostanze della guerra, dell’esodo, dell’esilio e degli ultimi anni trascorsi aspettando una pace che non arriva.
Non sono tuttavia esclusi temi universali come l’amore, la natura e le relazioni sociali, e temi attuali quali la tolleranza, la convivenza, lo sfruttamento degli esseri umani, l’immigrazione, e la fame nel mondo.

TRADUZIONE DI ALCUNE POESIE SAHARAWI.

Le poesie riportate qui di seguito sono alcune delle più note tra quelle composte in spagnolo. Sono state scritte da un gruppo di poeti giovani che, dopo aver frequentato l’internato (l’equivalente della scuola superiore) nei campi profughi, ha proseguito gli studi in altri paesi, principalmente in Spagna, a Cuba e in Algeria. Si tratta di poesie scritte in circostanze particolari e riflettono sicuramente la sofferenza di un popolo che ha perso la propria terra ma che non si rassegna e lotta per l’indipendenza e per vedere il proprio paese di nuovo libero. La maggior parte delle poesie hanno a che fare con la lotta del popolo, la resistenza e la speranza di un futuro di pace. Questi versi hanno un significato speciale, esprimono l’angoscia di un’intera popolazione, ma allo stesso tempo il desiderio di conquistare la libertà e di godere della propria identità come popolo.
Nel Luglio 2005 questi poeti hanno costituito ufficialmente la “Generación de la amistad”, tra cui Mohamed Salem Abdelfatah (Ebnu), Mohamed Ali Ali Salem, Limam Boicha, Ali Salem Iselmu, Zahra Hasnaui, Cheidan Mahmud, Bahia Awah e Saleh Abdelahe. L’intento di quest’iniziativa è quello di sottolineare l’importanza della cultura in qualunque lotta. La poesia può essere, in questo caso, una delle migliori rappresentazioni per far conoscere i Saharawi e la loro storia.

 

SALEH ABDALAHI HAMUDI
Sogno
Sogna il bambino un giorno
poter sbatter nel cielo le sue ali.
Sogna il cosmonauta poter
stringer nelle sue mani il suo pianeta.
Tutti sognano lassù.
Sogna l’austronauta,
di abbandonare il suo telescopio
e di avvicinarsi un giorno agli astri
galloppando sulla sua adorata cometa,
sognano anche gli innamorati
di vivere una luna eterna.
Tutti sognano lassù
E io, sogno solo di poter nella mia terra
un giorno alzare al cielo la mia bandiera.
Vieni
Vieni con la tua umanità
per sentirti più uomo
a sentire l’assenza della patria
nella distanza dell’oblio,
a sentire l’erosione del tempo
che arrugginì le nostre ossa
senza nome.
Vieni a vivere la mia pazienza incerta
che riposa sugli strascichi
della guerra,
a evitare la morte che trascina
la mia sorte,
ad asciugare le silenziose lacrime che
soffocano le nostre anime.
Vieni a salvare l’innocenza che si perde
tra la polvere del deserto e la polvere nera,
e sperare nelle mie ore d’esilio
il compimento delle mie preghiere.
Vieni, e quando sarai tornato non smettere
di essere l’eco della mia umana voce
che reclama senza fiato la LIBERTA’
Madre
Madre so che soffri,
so che il tuo dolore ti fa piangere e
che le tue lacrime sono di cera e di calore.
Madre so che ti hanno accecato gli occhi
e ti hanno soffocato la voce
per non cantare al mondo la tua libertà.
Madre so che dalle tue braccia
ti hanno strappato i figli
che i tuoi seni desideravano
alimentare con amore e
so che ancor più dei i tuoi seni
desideravi insegnare loro la tua storia e la tua cultura.
Madre so che il tuo pianto,
il tuo pianto muto c’è ancora
e tutti lo possono sentire.
Madre saprò anche che canterai
canterai con una voce che arriverà all’aldilà
e quando l’alba spunterà, le tue braccia si apriranno per i tuoi figli che sono qui e là.
Madre saprò che la tua alba illuminerà
i punti cardinali e ancora oltre
la frontiera e il mare.
E le tue lacrime Madre?
Oh le tue lacrime questa volta saranno
di gioia e di felicità
e quando tutto avverrà
quando la corona tornerà nel suo regno
tu, tu, Madre Patria, sicuro,
sicuro che dimenticherai
Perché il tuo cuore è tutto
PANE E AMORE.
Me ne andrò.
Dove andrai, senza sapere dove?
-Anche se non lo so, lasciami andare
me ne andrò con il vento e non importa
lasciare tracce
me ne andrò di nuvola in nuvola anche se non piove
me ne andrò con le stelle anche se non brillano
me ne andrò scalzo e non solo per sfuggire
le guerre, l’indifferenza, la fame
l’odio che si nasconde nelle vene,
le minacce e le vendette che puntano
alle spalle
io sono nomade, son nato nella sabbia sotto il sole
come gli animali
sono libero come il vento, come la carovane
che rompono l’immensità, sono libero,
figlio delle terra e della sua grandezza
ho tanti fratelli che voglio conoscere
e voglio abbracciare
e soprattutto quelli che lottano per la libertà
dove andrai, senza sapere dove?
-Dove non importa, lasciami solo andare
e non voglio che mi mostri l’oriente o l’occidente
né il nord o il sud, lasciami solo andare a mostrare
questo cuore libero
imprigionato dentro di me
per sfidare le barriere del colore e
della religione
dove andrai se non sai come?
come non importa
perché ho nella fronte un sole.
E nella voce un clamore
me ne andrò di palmo in palmo di abbraccio in abbraccio
perché appartengo a tutte le stirpi
e a tutte le credenze
me ne andrò anche se tu non vuoi per abbattere
le frontiere e per mischiare le razze
me ne andrò anche se tu non vuoi per costruire
a cielo aperto un luogo senza nome
dove gli uomini sotto il sole si fondono in abbracci e perdoni
perché tutti abbiamo lo stesso sangue e sotto il sole la stessa ombra

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *